| Considerazioni
e valutazioni operative alla luce della attuale riforma della scuola.
A cura di Renzo Dameri (Past Director IRRE Liguria)
WELFARE E FORMAZIONE
La formazione
La nuova forma di organizzazione produttiva "non richiede più
esecutori passivi, ma personalità in grado di affrontare creativamente
i problemi, e addirittura di provocare intenzionalmente situazioni
creative di squilibrio". La formazione è così uno dei
collanti della catena dell'innovazione (invenzione - innovazione-diffusione)
che costituisce il fattore competitivo peculiare del sistema produttivo
dell'istituzione IRRE. La rete educativo - formativa sottolinea particolarmente
la dimensione del "saper fare", con un'impostazione metodologica elettiva
di tipo applicativo ed operativo. Si tratta di un'offerta erogata
a scuole fortemente radicate sul territorio legate alla vocazione
produttiva delle aree sulle quali insistono , affidate alla responsabilità
dei governi locali, delle comunità, delle imprese, delle associazioni
dei lavoratori. Costituiscono un sistema aperto all'apporto della
esperienze del mondo produttivo e pronto a svolgere l'indispensabile
opera di riqualificazione del personale già in servizio. La
formazione cessa di essere una funzione residuale per connotare uno
degli obiettivi fondamentali di tutto il sistema educativo: il legame
necessario fra esperienza educativa e competenze/abilità richieste
per svolgere un'attività professionale. Si allargano i confini
stessi del sistema educativo perché la formazione diviene una
delle funzioni essenziali anche del mondo produttivo e in particolare
del sistema -impresa pubblica - scuola della repubblica.
Non più "corsifìci"
La teoria economica ha svolto una funzione di supporto notevole a
questa rinnovata concezione della formazione. L'affermarsi, pur fra
critiche e continui riaggiustamenti, della teoria del "capitale umano"
ha fatto sì che la formazione non sia più considerata
un consumo, ma un investimento. Si esce così dall'ottica del
"corsifìcio" e dall'imposizione dei ticket formativi e/o della
tessera a punti a "scalare" e/o dall'esaurimento orario della formazione.
Questa connotazione di valore economico all'educazione in generale
prende in considerazione non solo il contributo che il lavoratore
formato da alla produttività dell'impresa, ma anche al sistema
socioeconomico in generale del miglioramento dell'offerta formativa
al futuro cittadino "del mondo".
La ricerca educativa oggi
Sono cambiate, le regole di produzione della ricchezza: le imprese
a più alto valore aggiunto sono quelle che producono servizi
o beni personalizzati anche nel campo dell'istruzione e della ricerca
educativa come la microelettronica, le telecomunicazioni, le biotecnologie,
i servizi finanziari, il marketing pubblicitario e i media. Cambia
il rapporto fra Stato, impresa e lavoratori. Viene meno il coinvolgimento
diretto dello stato nella vita economica che aveva contraddistinto
l'era della produzione di massa. Tale coinvolgimento si era manifestato
principalmente nell'azione di sostegno alla domanda mediante la protezione
dei lavoratori (il Welfare State) e le politiche per assicurare il
pieno impegno. Ora sempre più lo Stato si riserva il compito
di creare le condizioni perché il mercato possa operare liberamente,
consentendo l'emergere (almeno così si sostiene) degli imprenditori
di software più innovativi e della forza lavoro più
preparata. Di fronte a questi mutamenti di scenario i sistemi economici
e quindi le singole scuole hanno diverse alternative per restare competitive.
La prima di queste scelte è tra economia a retribuzione bassa
ed economia ad alta specializzazione e ad ampia trasversalità.
La flessibilità
delle istituzioni autonome
Le economie a retribuzione bassa sono quelle che riescono essere competitive
vendendo a prezzi più bassi dei concorrenti. Il prezzo basso
è ottenuto esasperando la flessibilità, che è
una delle condizioni ineludibili della competitività. Le istituzioni
autonome diventano competitive e produttive elevando il ritmo della
flessibilità, aumentando il kit dell'offerta formativa abbassando
i corti dei servizi per i loro partners.
La qualità tecnologica
Alla base vi è consapevolezza che la qualità non è
solo il prodotto dell'innovazione tecnologica, ma, soprattutto, del
fattore umano coinvolto nella produzione: per assicurare la qualità
dei prodotti occorrono cioè operatori specializzati e formati
alla trasversalità polivalente. E' grande cioè la tentazione
di considerare come realtà separate l'economia, la società
civile la libertà politica, dimenticando che proprio l'intreccio
storico fra queste dimensioni ha consentito l'affermarsi, alla fine
degli anni '90 dell'autonomia nelle istituzioni pubbliche e scolastiche.
La formazione deve considerare anche il ventaglio della distribuzione
dei redditi e delle opportunità educative da metter a disposizione
per tutti in pari misura secondo le problematiche europee del "mainstreaming"
e secondo le caratteristiche del Welfare State europeo. Questo modello
di organizzazione sociale può essere mantenuto solo se si orienta
il sistema alla produzione di una formazione per la qualità
intrinseca che necessita di alte capacità professionali.
Il Welfare State ridimensionato
Nel sistema pubblico di formazione gli elementi di resistenza hanno
avuto gioco tanto più facile in quanto la necessità
di ridimensionare il Welfare State ha portato ad una minore disponibilità
di risorse nell'innovazione dei sistemi educativi e formativi. Il
Focus della formazione scolastica è il rapporto tra il bagaglio
conoscitivo acquisito e il contesto operativo in cui è applicato,
rielaborato continuamente alla luce delle situazioni concrete e in
una struttura organizzata che può favorire o inibire l'apprendimento
e il cambiamento. La formazione è efficace quando riesce a
svolgere una funzione moltiplicatrice dell'apprendimento diffuso che
si realizza sul lavoro e in situazione, quanto più si coglie
il collegamento diretto fra i suoi contenuti e metodi e le finalità
dell'organizzazione in cui è inserita. Inoltre il processo
formativo acquista credibilità se i contenuti appresi trovano
una corrispondenza immediata nelle innovazioni di tipo organizzativo
o tecnologico progettate e sperimentate in un dato contesto dell'istituzione
e in scuola all'interno del Programma POF. Il pericolo di sostanziale
marginalità della formazione deriva delle esperienze dei corsifìci
così diffusi in cui si sperimenta la sua lontananza dai processi
organizzativi concreti. La crisi congiunturale che ha colpito i Pesi
OCSE nella prima parte degli anni Novanta ha ridotto la disponibilità
dell'imprese ad investire in formazione e ha fatto sperimentare nuove
modalità organizzative di incentivazione e qualificazione del
personale: ad esempio, si sono diffusi programmi di sostegno ai lavoratori
che promuovono forme di lavoro autonomo oppure si è agito sulla
struttura organizzativa.
Formazione e training
Ma incombe anche il pericolo di una troppo stretta identificazione
tra formazione e training con l'obiettivo di trasmettere solo una
serie di istruzioni da eseguire e valutare. Una formazione alla conformità
alla omologazione sarebbe infatti contraddittoria con le esigenze
di innovazione della riforma proprie di un sistema organizzativo come
quello scolastico che teme più di tutto la ripetitività
come consuetudine omeostatica. Un rapporto comunicativo libero e trasparente
deve inoltre rimettere in discussione i mezzi e gli scopi di chi gestisce
il processo educativo dal docente al dirigente. Contestualizzare la
formazione significa così non solo porre in relazione nozioni
teoriche e contesti organizzativi, ma anche rimettere in discussione
costrutti organizzativi consolidati. Nel processo formativo cioè
non sono solo gli individui, ma anche, realmente, le organizzazioni
che apprendono. E' difficile identificare con chiarezza oggi i confini
del sistema formativo in quanto è l'azione congiunta, e spesso
non coordinata, di agenzie diversificate che produce la situazione
educativa di un individuo. Egli deve continuamente rimettere in gioco
ciò che ha appreso nel sistema scolastico in cui insegna integrandolo
con le esperienze formative, spesso informali, in cui viene a trovarsi
nell'esperienza lavorativa, ma anche familiare e sociale: la logica
dei "crediti professionali".
"L'organizational learning"
Si deve affermare che una visione innovativa dei temi della formazione
e dell'organizzazione sono stati gli studi sul cosiddetto organizational
learning: le organizzazioni scolastiche che apprendono. Secondo questo
approccio i momenti formativi espliciti e formali sono solo una parte
(e forse non la più importante) di un più vasto campo
di occasioni formative che si producono nelle organizzazioni. Al loro
interno si devono realizzare processi di formazione diffusi e spontanei
rispetto all'ambiente esterno e di fungere da contesto in cui si verifìcano
un gran numero di "forme di interazione comunicativa, di scambio di
esperienze che si sviluppano a partire dalle routine d'azione qualitative
e dai problemi che di volta in volta si presentano nello svolgimento
quotidiano delle relazioni e dei compiti della funzione docente e
dirigente.. L'organizzazione diviene il luogo in cui si costruiscono
nuovi saperi in risposta a nuovi problemi, non un canale si trasmissione
di un sapere codificato. L'organizzazione learning individua nell'organizzazione
il luogo fondamentale in cui si verificano i processi di apprendimento.
"L'apprendimento può essere descritto come un processo in cui
gli operatori scolastici scoprono un problema, inventano un soluzione
al problema producono una soluzione e valutano i risultati; conducono
ad invenzioni nuove, a nuove azioni, mettono in condizione individui
e sistemi di continuare da apprendere. Ogni processo di apprendimento
non è punto di arrivo". L'organizzazione diviene il luogo in
cui si costruiscono nuovi saperi in risposta a nuovi problemi, non
un canale di trasmissione di un sapere codificato.
Modelli "trasferibili"
L'apprendimento "in quanto fenomeno organizzativo è un fenomeno
collettivo nel quale le conoscenze e le capacità individuali
si intrecciano, si confrontano e si combinano in un processo che coinvolge
l'organizzazione nel suo insieme". Il problema cruciale diviene la
trasformazione dell'apprendimento dei singoli in cultura trasferibile
a tutti gli addetti affinché sia istituzionalizzato in una
rete di rapporti sociali fatta di comportamenti collettivi e di modalità
operative. Attivare processi che mettono in luce gli apprendimenti
che nascono all'ombra delle pieghe del tessuto scolastico: il meccanismo
autoformativo prevede che le metodologie di fondo siano costituite
dalle modalità attraverso le quali si inglobano le conoscenze
tacite spesso scontate nelle pratiche organizzative, mediante un processo
di esplicitazione e di trasformazione in conoscenze codificate.
Da Formazione adattative
a Formazione generative
La formazione diviene una politica organizzativa passando da una formazione
adottiva ad una formazione generativa che pone al suo centro la logica
della scoperta e la valorizzazione di tutte "le esperienze che si
producono globalmente nell'organizzazione a partire dai problemi quotidiani
e dalle modalità di soluzione che gli operatori inventano e
sedimentano in forme specifiche di sapere. I criteri di formazione
sono di conseguenza più fondati sulla capacità di apprendere
che dimostra il lavoratore, piuttosto che sulle competenze già
acquisite. E' quindi importante il possesso di una buona cultura generale
trasversale che costituisce la base per una formazione che avviene
essenzialmente sul luogo di lavoro nella specializzazione di tecniche
e metodologie.
La "missione progettuale"
D'altra parte viene promossa un forte identificazione del lavoratore
con il destino e la "missione" dell'azienda e quindi una sua partecipazione
attiva e un suo protagonismo nei processi formativi. L'Io si deve
sentire "onorato" e identificarsi con il sé collettivo dell'Istituzione
autonoma produttiva. Ma il segnale più forte di apporto collaborativo
e collegiale di ognuno è progettare gli eventi in quanto è
un "lasciare traccia"e/o memoria di sé. Significa situare un'esperienza
nel passato e al tempo stesso liberarsene per averla collocata, quasi
ad espropriarsene per "rimirarla" meglio. Il progetto instaura così
una particolare distanza tra il sé e l'evento progettuale per
separarlo dalla sua attività, devitalizzarlo del suo narcisismo,
della sua compulsività, dall'edonismo dei traumi ecc.. Includo
le mie ferite a mezza strada tra il " qui e ora" e il " c'era una
volta" per poterle trattare con minore sofferenza e scolpire il monumento
dei miei problemi. Nella storicizzazione del progetto c'è la
mia immagine, la mia dignità.il mio monumento. Non c'è
parte della mia testimonianza personale che non sia, al tempo stesso,
testimonianza di una comunità, di una società, di una
nazione, di un'epoca: una considerazione che sembra adattarsi alla
deontologia contrattuale dell'opertorio formativo. La capacità
di creare un clima organizzativo che stimola l'apprendimento continuo
è particolarmente evidente in una scuola in continuo miglioramento,
che spinge alla ricerca di nuovi problemi al suo interno, a nuove
soluzioni e verso nuove modalità per realizzarle. Questa creatività
si esprime come una tensione verso l'attualizzazione, l'ottimizzazione
e l'essenzialità.
La "tecnica dell'insoddisfazione"
Essa non è un elemento di disturbo della normale vita scolastica
ma viene considerata una buona pratica ordinaria in una buona organizzazione
efficiente. E' su questo fondamento di tipo culturale che si basa
il famoso "sistema dei suggerimenti" della metodologie della qualità
totale secondo la tecnica dell'insoddisfazione costruttiva".
Il "tutor"
Gli agenti di sviluppo i tutors devono essere soprattutto dei trainers
che sanno predisporre incentivi e meccanismi promozionali di tipo
relazionale che riescono a coinvolgere gli attori sociali locali in
attività che generano apprendimento. E per far questo è
necessario una buona "expertise" e che conoscano, senza pregiudizi,
le comunità locali per scoprire in quale maniera originale
portino avanti i loro processi di crescita, piuttosto che avere idee
preconcette su ciò che sarebbe necessario fare. Per accelerare
al massimo i processi di modernizzazione dei POF è funzionale
mantenere un grande rispetto per la conoscenza locale e riconoscere
spesso la superiorità di alcune pratiche, apparentemente decontestuali
rispetto alla conoscenza scientifica degli esperti estemi, spesso
estranei al processo produttivo del servizio.
II "Marketing Research"
con l'immagine
E' determinante un ulteriore elemento di produttività quale
il ruolo dell'IMMAGINE come indicatore di "marketing research" finalizzato
al conseguimento degli obiettivi di un'iniziativa formativa. Immagine
intesa come:
- profilo configurato a "spazio mentale"
che l'istituzione ha saputo conquistarsi secondo le buone pratiche
degli esiti che si instaurano nel "senso comune" dell'utente genitore-alunno
- territorio (percezione della scuola),
- consenso e gradimento del prodotto erogato,
sondato, elaborato, lanciato e verifìcato,
- effetto riversamento (trickie-down effect)
ottenuto dall'implementazione in "est-intensione" di un'iniziativa,
- uso del linguaggio multimediale e tecnologico
che persegua la "densità" del messaggio mirato al "cuore"
dell'utente (politestualità da decodificare di una iniziativa
in genere),
- installazione di una postazione-FORUM
quale osservatorio della "inducing action" del prodotto e "prima
valutazone" del gradimento del medesimo,
- decentramento territoriale dell'Istituto
di Ricerca Educativa, per osservare, rilevare, consultare e rispondere
ai bisogni di natura formativa dei doc./DS
- assumere il ruolo di bottom up marketing
per studiare tattica e strategia dell'offerta e della risposta
del costumer
- curatore e custode dell 'effectiveness
(efficacia dei messaggi)
LA VALUTAZIONE NELLA FORMAZIONE
Si sono moltipllcati gli orientamenti
metodologici e i paradigmi culturali di riferimento, tanto da consentire
diverse modalità di scelta delle metodologie valutative più
utilizzate.
La tecnica obiettivi-risultati
In sintesi: da un lato troviamo la logica obiettivi - risultati fondata
su di una interpretazione deterministica dei processi di azione: la
connessione fra obiettivi, azioni e risultati costituisce il "filo
rosso" della valutazione che interviene su dei processi di formazione
letti in chiave fondamentalmente comportamentista . Tutti gli approcci
valutativi orientati alla misurazione si rifanno a questo meccanismo
semplice di deduzione lineare, per cui si ragiona sui risultati valutandoli
in funzione di obiettivi predeterminati. E' una logica limitativa
sotto diversi aspetti: perché non rimette in discussione, non
valuta gli obiettivi definiti all'inizio del programma; perché
è eccessivamente sicura della validità degli strumenti
oggettivi di misurazione e dei loro risultati; perché, anche
se è in grado di documentare lo spostamento di un programma
rispetto alle previsioni, poco può dire sulle cause che lo
hanno determinato. Ma soprattutto perché ha una visione razionalistica
e irrealistica delle modalità concrete con le quali si attua
un processo di formazione. Tutti gli operatori che intervengono nelle
programmazione dei POP hanno proprie preferenze e interessi e, quindi,
cercano di perseguire propri obiettivi. Gli stessi decisori, più
che adottare dei mezzi deducendoli razionalmente dagli obiettivi "ufficiali",
mediano continuamente fra i vari obiettivi, mezzi e modalità
di intervento che contribuiscono a costruire un "sistema di azione
concreto".
L'approccio "comunicativo"
della valutazione
Questi limiti sono superati da tutte quelle metodologie che reinterpretano
la valutazione come ricerca. Questo è l'approccio "comunicativo"
della valutazione alla formazione che pensa le istituzione autonome
come processi sociali in continua trasformazione e ridefìnizione.
All'origine di questi approcci vi è la crisi degli schemi rigidi
di programmazione e l'affermarsi di modelli di interpretazione delle
politiche basati sulla razionalità e sull'incertezza. La valutazione
assume qui una funzione fondamentalmente euristica: si pone nei confronti
del proprio oggetto considerandolo come un "caso unico personalizzato"
da interpretare con strumenti e metodi costruiti in rapporto alle
sue caratteristiche. In suo focus è dato dalla ricostruzione
analitica di tutte le azioni che costituiscono il programma da valutare
e dalla scoperta della razionalità (o delle razionalità)
ad esse sottesa.
Liberare i potenziali interni
L'obiettivo è liberare e sviluppare i potenziali interni per
permettere forme di autorganizzazione e di Learning-Organization.
Una Learning-Organization si avvantaggia di modelli mentali e lavorativi
sfumati, proiettati sull'Istituzione Scuola molto provvisori e di
confine come ad es. : il disequilibrio, l'imprevedibilità,
la turbolenza, il non copiare ma generare ecc. Il programma da verifìcare
viene perciò considerato in maniera problematica e complessa,
come non riconducibile ad alcuna logica deterministica e la valutazione
è "un processo di ricerca sociale, orientato alla comprensione
ed all'apprezzamento, in campi di azione determinati, dei risultati
conseguiti, in una prospettiva analitica che include nel proprio raggio
l'intero processo di azione considerato". A questa ottica di indagine
possono essere ricondotti tutti gli approcci metodologici di tipo
qualitativo della formazione che non considerano i risultati come
unità di misurazione in funzione di obiettivi predefìniti,
ma come prodotti di complessi sistemi di azione che è compito
del valutatore ricostruire, descrivere e interpretare.
In sintesi
Avremo: gli approcci centrati sulla comparazione obiettivi-risultati;
la valutazione orientata al miglioramento delle decisioni attraverso
un controllo del sistema; gli approcci che privilegiano i giudizi
degli "esterni" alla formazione; le esperienze valutative centrate
sulle transazioni che analizzano i processi inter e intra personali
che si verifìcano durante il corso delle attività formative,
senza esprimere giudizi definitivi; infine, i metodi che privilegiano
l'autoanalisi da parte dei partecipanti ad un processo formativo,
limitando al massimo la funzione dei valutatori "esterni", con lo
scopo di rivedere continuamente e di migliorare il processo stesso.
Occorre superare la netta differenziazione fra "esperti e non" nella
gestione delle pratiche valutative per vincere le resistenze da parte
degli operatori che guardano troppo spesso alla valutazione "esterna"
come ad un processo che privilegia troppo gli interessi della non
meglio definita società a detrimento dei loro interessi legittimi
e dell'autonomia della loro formazione.
Da: "Sintesi dei lavori
e raccomandazione per l'attuazione della RIFORMA. Rapporto del G.R.L
(D.M. n° 672 del 18/07/2001)"
Prendiamo atto che:
"Istruzione e formazione sono anche due processi unitari e sempre
integrati. L'unità e l'integrazione deriva da due circostanze.
Anzitutto dal fatto che non si può conoscere senza produrre,
operare e costruire, e viceversa. Nessuno è in grado di elaborare
theorìa senza tèchne e nessuno può produrre nulla
se non concepisce idee e non ha conoscenze da concretizzare. In secondo
luogo dalla constatazione che ambedue i processi sono chiamati ad
essere educativi, nel senso che l'uno e l'altro sono invitati a promuovere
nel modo più integrato, armonico, simultaneo e progressivo
possibile tutte le dimensioni della personalità di ciascuno,
non soltanto una di esse. Questa crescente integrazione tra i due
percorsi e processi risponde all'esigenza della società attuale,
caratterizzata da un sempre maggiore uso delle conoscenze a scopi
produttivi e sociali, per cui la produzione è a un sempre più
alto contenuto di conoscenza. Questo processo ha cambiato il significato
del termine professionalità, che è ormai passata dal
campo dell'addestramento pratico a quello della conoscenza sperimentale
di tipo scientifico e tecnologico. Di conseguenza essa si basa ormai
su un asse culturalmente solido, in grado di dare una chiave interpretativa
unitaria ai giovani, da spendere non sul lavoro, ma nei vari momenti
dell'esperienza di vita. In seguito a ciò il sistema della
formazione deve essere ripensato e riorganizzato superando quella
che oggi è impropriamente definita formazione di primo livello
e dando vita a una formazione che "scommetta" sulle "i competenze
più rare e meno presenti sul mercato, meno esposte alla concorrenza
internazionale, in modo da mantenere costante, e possibilmente aumentare,
il differenziale positivo di professionalità della forza lavoro
del sistema paese, rispetto a quella dei paesi caratterizzati da un'elevata
disponibilità di manodopera. In questa prospettiva in G.R.L.
ha segnalato come strategico per lo sviluppo del paese e per la maturazione
dei singoli soggetti in età evolutiva, il raggiungimento dei
due seguenti obiettivi:
- la disponibilità di un sistema
educativo nel quale esistano e si intersechino percorsi di istruzione
e percorsi di formazione, ambedue a livello secondario e superiore;
- l'obiettivo per tutti i cittadini italiani,
come irrinunciabile conquista di civiltà di seguire, all'interno
di questo sistema, un itinerario formativo di dodici anni, o almeno
fino all'ottenimento di una qualifica.
Il sistema della formazione, che è da
costruire e da consolidare, in quanto in Italia l'istruzione tecnica
e professionale (e ancor più la formazione professionale) sono
state sempre guardate con su sufficienza (data la scarsa propensione
della nostra cultura a riconoscere un qualsiasi valore formativo e
tecnico alle tecnologie e alle attività che presuppongono abilità
e competenza di tipo manuale e operativo) e che non ha, di conseguenza,
a tutt'oggi un'identità precisa."
Da: "Rapporto finale del G.R.L.
Parte I. Ipotesi elaborata dal G.R.L" Leggiamo che:
"se l'attività del servizio nazionale per la qualità
del sistema educativo di istruzione e di formazione non ha diretta
influenza ne sulla valutazione dei singoli allievi, ne tanto meno
sulla valutazione del servizio dei docenti, riveste in ogni caso un
ruolo centrale e strategico nel processo di miglioramento della qualità
dell'istruzione e della formazione nazionali. E' sottinteso che, accanto
all'attività di verifica degli standard di apprendimento degli
allievi, il Servizio Nazionale per la Qualità del Sistema Educativo
di istruzione e di formazione promuova, con apposite metodologie,
anche quella della funzionalità di un sistema e che faccia
debitamente interagire le due direzioni di ricerca."
Da: "I principi generali del
"Rapporto finale del G.R.L.
Ipotesi elaborata dal G.R.L." Prendiamo atto che: Fazione di sostegno
alla Riforma di questo IRRE - Liguria articola la sua programmazione
formativa sui principi cardine di:
- EQUITÀ'
- INTEGRAZIONE
- FLESSIBILITÀ'
EQUITÀ'
La giustizia intesa come equità non si promuove, infatti, con
l'uniformità distribuita, ma con la differenziazione individualizzata
degli interventi e dei servizi. Ciascuno deve essere posto nelle condizioni
di sviluppare al meglio le proprie capacità e di trovare una
pertinente valorizzazione delle proprie attitudini. Ciò che
vale per i soggetti vale anche per le istituzione, nel senso, ad esempio,
che le istituzione del sistema di istruzione e quelle del sistema
di formazione non possono svolgere il loro servizio educativo negando,
o comprimendo, le specificità epistemologiche, metodologiche
e pedagogiche che le devono caratterizzare, bensì avvalorandole,
per porte a disposizione del massimo sviluppo possibile dei soggetti
che le scelgono. Le politiche sociali (creare lavoro reale e non fittizio
per i disoccupati, sostenere le famiglie bisognose con logiche che
stimolino la loro imprenditorialità, ridare dignità
sociale agli emarginati coinvolgendoli in relazione interpersonali
"normali", bonificare e riqualificare i tessuti urbani degradati,
moltiplicare biblioteche, cinema, centri di aggregazione e di servizi,
attività culturali e ricreative nei territori che non ne hanno
o ne hanno a sufficienza ecc.) sono, ai fini del successo formativo,
se non più, almeno efficaci tanto quanto il miglior sistema
educativo di istruzione e di formazione che si possa auspicare. Eventuali
programmi di sviluppo delle capacità linguistiche, logiche,
espressive, sociali, affettive, etiche, motorie della persona e, a
maggior ragione, eventuali programmi compensativi per deficit di sviluppo
accumulati in questi campi dai bambini per ragioni genetiche, neurofìsiologiche
o, peggio, familiari e sociali, hanno infatti tante più speranze
di successo quanto più sono precoci e ben organizzati sul piano
pedagogico.
INTEGRAZIONE
Integrazione non significa ne assimilazione ne confusione. Si possono
integrare solo elementi diversi con una propria natura e con una propria
identità e che la mantengono, pur sviluppando un'organica cultura
del confine e della transizione. Da questo punto, di vista si può
parlare di integrazione tra sistema educativo di istruzione, le scuole
e le università, e sistema educativo della formazione, gli
istituti della formazione secondaria e superiore, solo se i due sottosistemi
esistono davvero se sono percepiti socialmente diversi, se hanno una
consistenza paritaria e un'equivalenza culturale assicurata tramite
standard reciprocamente negoziati e riconosciuti. Solo a queste condizioni
la possibilità di passaggio da un sottosistema all'altro, mediante
la contabilità dei debiti e crediti, non è esigenziale,
ma reale e può trovare anche appositi dispositivi di realizzazione
come il portfolio delle competenze e, soprattutto, il laboratorio
di recupero e sviluppo degli apprendimenti. L'integrazione, tuttavia,
non può essere soltanto orizzontale. Va prevista anche verticale.
In questo senso, non è pensabile una formazione superiore che
rilasci diplomi professionali superiori senza che essa sia il segmento
successivo ad una formazione secondaria che rilasci diplomi e qualifiche
professionali. Allo stesso modo non ha senso una formazione secondaria
se non esiste prima, ancorché a livello di gestione dell'orientamento,
un biennio finale della scuola secondaria di primo grado che aiuti
i ragazzi a comprendere le differenze di impianto metodologico e di
psicologia dell'apprendimento che esistono tra percorsi dell'istruzione
della formazione. Ne' hanno senso queste opportunità orientative
se prima, dalla scuola dell'infanzia, il problema della formazione
e delle sue analogie e differenze con l'istruzione, non si pone in
tutti i suoi risvolti educativi e culturali, ovviamente in maniera
adeguata all'età e agli interessi dei ragazzi.
FLESSIBILITÀ
La flessibilità è una caratteristica del sistema educativo
di istruzione e di formazione presentato negli schemi a tré
livelli. Il primo è strutturale e riguarda l'intero percorso
degli studi. Il secondo livello di flessibilità è interno
alla struttura e si riferisce ai piani di studio. Il terzo livello
rimanda ai costanti rapporti che i piani di studio in generale e quelli
della formazione secondaria superiore in particolare sono tenuti a
mantenere con l'extra scuola familiare, sociale, culturale e professionale."
Si rimanda infine al D.L.D. 1/2/02 "Delega al Governo per la definizione
delle norme generali sull'istruzione ........ e di Formazione Professionale"
In particolare all'ari. 2 ossia alla "consecutività ciclica"
in cui il nostro sistema scolastico andrà a svilupparsi.
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