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DIRITTI UMANI E NATURA


DI VERA FELOLO

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• Il Diritto Internazionale dei Diritti Umani: un’assunzione di responsabilità.

Quale il rapporto tra Diritti Umani e Natura, tra la dignità dell’uomo e l’ambiente? Semplice: porre al centro il servire l’essere umano e la conseguente assunzione di responsabilità.
Con la Carta delle Nazioni Unite (1945) e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1948) viene posta una pietra miliare sulla via del progresso morale dell’umanità: la via reale, la via fondamentale che porta alla pace e alla sopravvivenza della nostra specie passa attraverso ciascun uomo, pone l’uomo e la sua dignità al centro di ogni pensare e agire, mediante la definizione, il riconoscimento ed il rispetto degli inalienabili diritti delle persone, delle comunità, dei popoli .
Ogni cultura sviluppata sul nostro pianeta, ogni concezione religiosa è consapevole dell’importanza dell’equilibrio e del rapporto uomo natura. Sia che l’uomo venga concepito come colui a cui Dio ha affidato la terra, sia che la concezione sia panteistica, sia che il microcosmo rispetti il macrocosmo, le varie culture elaborate dall’uomo riconoscono il legame inscindibile tra uomo e natura: l’uomo non è una realtà autonoma rispetto alla natura, la natura non è scissa dalla realtà propriamente umana. Uomo e Natura sono, bensì, realtà interdipendenti e correlate, l’uno dentro l’altra, l’uno il riflesso dell’altra, l’uno parte dell’altra. Quando parliamo di rispetto dell’uomo, di tutela della dignità umana, parliamo anche inevitabilmente di rispetto e di tutela della Natura.
Il Diritto Internazionale dei Diritti Umani richiede ad ognuno di noi una presa di posizione chiara, una scelta consapevole e una deliberata politica, un’assunzione di responsabilità in ogni campo: dalla guerra (attività volta alla distruzione totale o parziale del nemico) alla natura.
La dignità e il valore della vita difeso dal Diritto Internazionale dei Diritti Umani è un filo che congiunge e pervade ogni campo dello scibile e dell’agire umano.
Dire SI al Diritto alla Vita significa dire NO alla pena di morte e alla guerra . La Pace è doverosa perché è possibile! Non bisogna lasciare alcun appiglio ai nemici della vita e della pace: la guerra preventiva è un fragrante abuso di legittima difesa ex art.51 della Carta dell’Onu; il diritto internazionale umanitario, che stabilisce in caso di guerra norme di comportamento che ne limitino il più possibile i danni e tendano ad alleviare le sofferenze dei civili e di tutte le vittime dei conflitti, è un controsenso e costituisce abuso e strumentalizzazione del termine umano.
La stessa assunzione di responsabilità va presa nei confronti della Natura. Inquinare e abusare della Natura vuol dire distruggere l’uomo, abusare dell’uomo.


• Globalizzazione e Natura violata: le imprese transnazionali.

Per imprese transnazionali intendo quelle imprese, ad esempio le così dette multinazionali, che sono capaci di eludere la giurisdizione degli ordinamenti interni violando in paesi “altri” i diritti umani: condizioni di lavoro inumane, sfruttamento minorile, e, per l’appunto, danni ambientali. Si pensi ad un’ impresa con, ad esempio, sede sociale in Italia, nel nostro paese soggetta a norme severe per la tutela dell’ambiente, che sposta in paese con governo compiacente le sue attività senza vincoli ambientali alcuni e dunque meno costi.
Le imprese transnazionali sono solo un esempio di come la globalizzazione abbia spezzato il legame esclusivo tra territorio e luogo di vigenza del diritto: è questo un aspetto della così detta deterritorializzazione del diritto. L’impresa si sposta in paese “altro” sottraendosi ad una legislazione “ingombrante” per le esigenze del profitto (nel caso che a noi interessa le norme a tutela dell’ambiente comportano per l’impresa l’aggravio di nuovi costi). L’impresa in tal modo non è perseguibile per i danni ambientali cagionati: nel caso delle imprese transanazionali il problema risulta quanto mai evidente allorché la loro condotta non risulta di fatto controllabile al di fuori dei confini dello Stato di appartenenza e lo Stato ospitante non mostra l’interesse o le risorse necessarie per esercitare a sua volta tale controllo.
Esiste però un altro fenomeno: l’effetto orizzontale dei Diritti Umani, ossia la capacità dei Diritti Umani di incidere nei rapporti tra Stato e individui e, altresì, nella sfera dei rapporti tra privati .
Da un lato, il Diritto Internazionale dei Diritti Umani non permette allo Stato di scrollarsi di dosso ogni responsabilità solo perché l’impresa sposta la sua produzione in paese “altro”. Lo Stato ha, se vuole, la possibilità di intervenire facendo uso del proprio potere legislativo, delle proprie funzioni di controllo e del corpo diplomatico: l’impresa ha una sede, l’impresa ha dei prodotti da collocare sul territorio, l’impresa svolge attività dannosa dal punto di vista ambientale in uno Stato con cui ci sono rapporti economici e relazioni diplomatiche.
Dall’altro lato, la stessa impresa va considerata responsabile, quale soggetto privato, dei danni ambientali arrecati: considerare gli attori privati come direttamente responsabili per violazioni dei diritti umani (in connessione con il riconoscimento dell’effetto orizzontale dei diritti umani) non deve rimanere una “propensione” ma deve essere un dato di fatto.
In conclusione, la responsabilità dello Stato e dei privati per la salvaguardia dell’ambiente naturale (inserendo, per quello che qui interessa, la responsabilità per danno all’ambiente connessa strettamente a quella dei diritti umani) deve trovare effettività nella cogenza del diritto internazionale già esistente in materia e in un Tribunale Internazionale per violazione dei diritti umani e per danno all’ambiente che trova fondamento e legittimazione a partire dalla Carta del 1945 e dalla Dichiarazione del 1948. Occorre avere il coraggio di far fare nel concreto un balzo in avanti alla civiltà del diritto e, con questa, alla qualità della vita.
Rendere effettiva la responsabilità dello Stato e dei privati per la salvaguardia dell’ambiente naturale appare ancora più urgente quando si pensa al fatto che chi investe in paesi “altri” traendo profitto dall’abuso e sfruttamento dell’uomo e della natura poi ritorna nel nostro territorio e vi riporta questa perdita di umanità. Il modello inumano ma di profitto diviene modello da reimpiantare in un territorio che si illude di esserne immune. Non solo con riguardo al tema della pace, ma anche a quello dell’ambiente, appare evidente come sulle comunità locali si riversano sempre più direttamente gli effetti dei processi di globalizzazione e con essi la demolizione delle fondamenta della grande costruzione dell’ordinamento mondiale iniziato nel 1945 con la Carta dell’ONU .


• Ambiente e territorio: azione e responsabilità degli Enti Locali. La NORMA PACE DIRITI UMANI.

L’interdipendenza e l’invisibilità di tutti i Diritti Umani è evidente se si considera l’elemento territorio. Con riferimento alla guerra, è sul territorio che avviene la ricerca scientifica per il militare di guerra, è sul territorio che ci sono e si alimentano le basi militari, è il territorio che viene distrutto dall’impiego delle armi. Con riferimento all’ambiente, è sul territorio che scorre l’acqua (acqua pubblica, bene di tutti), è sul territorio che si respira l’aria, è sul territorio che si muovono i mezzi di trasporto, è sul territorio che si produce la spazzatura, la si smista e se ne risolve il problema, è sul territorio che stanno le industrie, è sul territorio che si costruiscono le centrali nucleari, è il territorio che viene distrutto dall’inquinamento e dalle scorie radioattive. Ambiente vuol dire territorio, territorio vuol dire Ente Locale, Ente Locale vuol dire persone e responsabilità. Il Diritto Internazionale dei Diritti Umani richiede agli Enti Locali, e dunque alle persone che li gestiscono e vi vivono, un uso coerente del territorio: gli Enti Locali devono alzare la voce perché l’uso del loro territorio sia coerente con l’identità rispettosa dei Diritti Umani e della Natura. E’ urgente che lo Statuto degli Enti Locali preveda tra i suoi primi articoli, nei suoi obiettivi programmatici, la NORMA PACE DIRITI UMANI, il cui testo standard così recita: “il Comune x, la Provincia x, in conformità con principi della Costituzione che ripudia la guerra quale strumento di risoluzione dei conflitti internazionali, e con i principi del Diritto Internazionale dei Diritti Umani, riconosce nella Pace un diritto fondamentale della persona e dei popoli. A tal fine si impegna ad assumere iniziative e a collaborare con le associazioni, la scuola e le università.” A tale testo standard va aggiunto l’impegno dell’Ente locale per uno sviluppo sostenibile, per il raggiungimento dell’indipendenza energetica, con totale esclusione di utilizzo di fonti e procedimenti inquinanti, e per il riconoscimento delle Risorse Naturali quale bene comune non privatizzabile. L’indipendenza energetica e la preservazione di beni pubblici come l’acqua permettono al territorio di iniziare a spezzare il filo rosso che lega acqua, combustibili fossili e guerra.
Poiché i valori non si impongono ma si propongono, l’Ente locale deve prevedere programmi di educazione e formazione da realizzare in stretta collaborazione con il mondo della scuola e con quello delle formazioni di società civile solidaristica.
L’Ente locale deve caratterizzarsi per l’esistenza al suo interno dell’”infrastruttura Pace Diritti Umani”, infrastruttura che veicoli IN CONCRETO l’operato e gli investimenti dell’Ente verso la tutela e dignità dell’uomo e dell’ambiente (controllo standard qualitativi e di assistenza negli ospedali, controllo salubrità dell’aria, controllo ore di riscaldamento all’interno degli immobili, promozione e contributi per il solare, raccolta differenziata casa per casa, pulizia periodica delle strade, limitazione del trasporto merci su strada nel territorio dell’Ente, studi sulla composizione del carburante, opposizione a qualunque forma di privatizzazione dell’acqua, preservazione del patrimonio boschivo, ecc.).
L’Ente locale deve essere primo attore della cooperazione decentrata allo sviluppo. Di fronte alla fallimentare esperienza della cooperazione in appannaggio esclusivo dei governi centrali, occorre incrementare la cooperazione diretta fra enti e comunità locali al di là e al di sopra delle frontiere nazionali.
Occorre che gli Enti locali, assuntasi la responsabilità di tutela dei Diritti umani e dell’Ambiente, in stretta collaborazione con le formazioni di società civile, sviluppino tra loro un’alleanza che da un lato respinga gli assalti di chi sfrutta e abusa dell’uomo e dell’ambiente, e dall’altro porti avanti IN CONCRETO il percorso della civiltà del diritto.

 



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