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Iniziative Culturali Interattive
POETI LIGURI

Luciano Roncalli


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MOVENZE E FIGURE

INEDITI 1996-2002

 

 

 

 

 

 

Da Movenze e Figure

“ …i battiti del tuo cuore
mi spaventarono per come misero le cose a nudo.”

Seamus Heaney Station Island

 

 

 

Notturno italiano

a Vico Faggi

 

Notte italiana
notte peninsulare
sale su dal mare
un guasto odore

paese improvvido e sgangherato
troppo ti abbiamo amato e più
non ti vogliamo amare

cinico paese non ci hai dato
neppure la certezza
di un sorso di acqua chiara
solo le facce pietrose dei boss
e la grinta demente dei sicari

notte mediterranea
alta e livida notte
provvisoriamente inerte
pende la mano degli assassini
che nessuno mai volle punire

non v’è più traccia di bellezza
in te contrada dal sonno greve
confusi tacciono gli uccelli notturni
e dal cielo sulfureo più non filtra
raggio di pianeta

opaca notte italiana
di cieli appassiti neppure
uno straccio di stella
si riesce a vedere

siamo tutti colpevoli
anche il popolo dei giusti
silenzioso e vile che non seppe
avere moto d’ira e di rivalsa

solo un magro giullare una sera
dal luminescente schermo parve
un attimo giganteggiare
nella risata sarcastica e ribalda

ma nel reame dei capi
dal vaniloquio ermetico che scempio
fecero del potere il ladro
riceve onori e non teme
vendetta o castigo

intanto nel silenzio tetro
di questa notte italiana
non giunge la voce dei poeti
che vagano per ombre di vetro
dietro soavi pensieri.

 

 

 

 

 

 

 


non passerò


“ Già al quinto mese - stava scritto -
il feto scalcia nel ventre
di sua madre e vorrebbe uscire. “

Sortito alla catastrofe del mondo
di nulla mi lamento anche se il tempo
come lima sottile mi consuma.

Da quella foto guardo il volto aperto
al tuo sorriso e il vento muovere tra le fronde
di un sonnolento pomeriggio estivo.

Il mio coraggio non giace nel seno
del dovere compiuto ma solo risiede
nel fatto che tu esisti e che mi pensi.

Non passerò la vita a sfuggire la morte:
mia unica certezza e la mia pace
stanno dentro la luce del tuo sguardo.

 

 

 

 

 

 

 


noi che

 

Noi che sognavamo un amore
simbiotico giocato sulle anime
e sui corpi per sempre avviluppati,
siamo qui nell’alta combustione

dell’estate a lanciarci segnali di fumo:
nella luce del giorno un solo trillo
perduto nello spazio bianco e azzurro
che mi sembrò di averlo non udito

ma che esplose e, da allora, tutto parve
tramutare, rinacque la speranza
di colmare l’assenza col tuo volto
sereno che giungeva sopra il passo.

Tra i primi tuoni dell’agosto torrido,
mai saziato, mi misi ad aspettare
il tuo corpo ricolmo di delizie.

 

 

 

 

 

 

 


compleanno

 

Di te lontana mi rammemorai
l’apparire alla luce in un giorno agostano
della torrida estate. A una brezza marina
gli ombrelloni stormivano nel festival effimero
delle carni abbronzate. Ma da qualche altra parte
da segreti giardini nascevano gli effluvi
d’ineguagliate rose e di penombre inviolate
dove il tuo schietto cuore scintillava
nella sommessa grazia del suo esistere.

 

 

 

 

 

 

 


poesia

 

A Quarto alto con fruste d’acciaio
batte la tramontana sui palazzi
che barcollano appena
in un giorno strinato di febbraio.

Fuori dalla finestra alto-vetrata
sapevamo terrazze digradanti
verso l’assorta prateria del mare
distante, qualche vite stentata,

un ostinato ulivo.
Ma in mezzo ad un clamore d’occhi intenti
assiepati intorno al suo volto, vivo
del sogno di parole fluttuanti

nella luce di un giorno assiderato,
noi stavamo contenti di quell’ora
che strappava il sipario al tempo immoto
solo per la tua grazia, Poesia.

 

 

 

 

 

 

 


via Ancona

 

Da Capolungo scendeva via Ancona
oscura strada angusta di cancelli
delle ville ringhiose di cartelli
“Divieto di accesso e sosta”
“Attenti al cane”.

E da questi pareva immiserito,
vietato anche il tuo cuore
quando, di là di un archivolto ardito,
percosso duramente dalla bora
il mare (in riccioli bianchi di scie
sotto una stella sia pure
mediocre come il sole)
lì t’aspettava come un allegro iddio.

 

 

 

 

 

 

 


farfalla

 

? che cosa sa la farfalla di futuro e passato
mentre un arabescato volo danza
sopra l’erica folta di quel prato,
che cosa sa del tempo che le avanza ?

? che cosa fa la farfalla a mezzogiorno,
cosa fa il suo frenetico volare
su e giù su e giù, di qua di là, d’intorno
all’odoroso prato da falciare ?

? dove va la farfalla quando spento
diviene il grande ballo senza posa
e sull’alta brughiera non passerà che il vento ?

E’ cessato l’immane sfarfallio
e, senza più ritorno, la muta sera posa
sotto lo sguardo gelido di Dio.

 

 

 

 

 

 

 


parole

a Enrico Filipik


? e dove sono i miei vocabolari
che mostravano, un tempo, agli scaffali
i dorsi rilucenti, e solitari
non erano ma in mezzo tra gli uguali ?

? dove sono le voci dei poeti
che confortarono le ore in via
e i trattati dell’arte e dei segreti
del corpo umano e della chirurgia ?

Stavano stretti in rozzi scatoloni
persi in un magazzino polveroso
dentro l’oscurità degli stanzoni
sulla riva sconciata del Tronto mio odoroso;

di notte li sentivo parlare tra di loro
e, nell’attesa , farsi del coraggio,
poi le parole fluivano d’oro,
splendevano come lucciole sopra il grano di maggio.

Ma un giorno tornerete a una parete
che la luce rimbalza di gaiezza,
solenni ed alti voi sarete,
nell’agio di una stanza, all’occhio che accarezza.

 

 

 

 

 

 

 


ferragosto urbano

 

Tacciono tutti, persino
la materna mia banca
che m’accudisce come un bambino,
solo il supermercato non manca
inesausta mammella che mi nutre.

Gronda un giallo meriggio dal mattino,
bloccato delle voci e dei mestieri
che facevano parte dello ieri,
nell’atroce barbaglio del giorno che avanza.

Tutto è noia e silenzio e lontananza
nella dissipazione sterminata di agosto
dove il tempo si disfa assieme alla speranza
non fosse per la tua voce sommessa
come di un’acqua chiara che zampilla.

 

 

 

 

 

 

 


esercizio n. 2

 

Nella notte abissale
dalla scatola insonne
ad un tratto mi assale
una voce di donna,

bianca come fanciulla
in mezzo a verde prato
e come in una culla
io stavo consolato.

Tutto mutò d’incanto,
s’accesero i colori
che durava il suo canto
sopra agli alti dolori.

 

 

 

 

 

 

 


esercizio n. 3

 

Ho preso dall’armadio la coperta di lana
(intorno un grande freddo era venuto)
proprio quella giallina che mi ha dato
mia sorella Liliana.

Dunque ancora una volta è deperita
infine la stagione appiccicosa
di gente sbracata sfinita
di gambe gonfie e varicose.

Ora i poveri guardano malevoli
la coperta di lana con occhio senza perdono
come io fossi il colpevole
e forse davvero lo sono.

 

 

 

 

 

 

 


epistolario

 

Sognavo di tenere con te
un epistolario d’anime incendiate
che i posteri si sarebbero tramandato
e letto nelle scuole come esempio superno
di un amore eterno.

Però il mondo era stretto
senza spazio abbastanza,
troppa gente d’attorno
e dovetti per forza limitarmi
a frasi di circostanza.

 

 

 

 

 

 

 


tromba

a Luca Begonia

 

Su nel cielo una tromba solitaria
lieta caprioleggiava, strepitosa
ai nostri orecchi di una vita ansiosa
con pazzi voli e balzi dentro l’aria.

Incalzava la tromba nella notte,
follemente sarcastica rideva.
Sulla mia spalla piangeva a dirotto
e dentro il cuore mio consolava

la pena, quella tromba dissoluta
che acuta si torceva puerile
e poi, esanime, a tuffo era caduta
sulla terra in un sudicio cortile.

Ma gioiosa d’intrepida esultanza
quella tromba d’argento era risorta
che prima credevamo fosse morta
e gridava di nuovo in lontananza.
Nota

 

 



Notizia

Luciano Roncalli è nato a Castel di Lama (Ascoli Piceno) il 24 febbraio di un anno non meglio precisato.
Facoltà di Medicina a Roma dove, nel dopoguerra, partecipò al movimento neorealista attorno alla rivista “La Strada”.
Trasferitosi a Genova per la specializzazione nella Chirurgia Ortopedica, parve interamente assorbito dalla sua professione. In realtà un silenzio più che decennale celava una profonda crisi espressiva dalla quale uscì dopo lunghe meditazioni e fondamentali letture (in particolare gli furono di grande insegnamento i libri di A. Einstein, K. Lorenz, E. Pound).
E’ in questa città che Luciano Roncalli rientra in una milizia letteraria nella redazione della rivista “Diogene” e successivamente nella rivista “Resine”. Suoi titoli sono: “Equazioni” (Sabatelli, 1969); “Dio non gioca ai dadi” (Sabatelli 1971); “Dal turbine sotterra” (Scheiwiller, 1978), primo libro di un poema in progress in undici canti; “L’incendio e la quiete” (Sabatelli, 1988), un canzoniere d’amore; “Versi a matita” (Ibiskos, 1991); “Sempre una stazione” (Genesi, 1991); “Exil” (Confronto, 1994); “Una farfalla a Pechino” (Il Golfo, 1996); “Dall’aria spenta e dalla polvere” (Viennepierre, 1997), secondo libro del poema in altri undici canti; “La figlia del dottore” (De Ferrari, 1998), romanzo; “Altri gridi” (La Sfinge Malaspina, 1999); “Movenze e figure“ ( Linea Cultura 2002 ); “Al grande volo” ( Jaca Book 2002)




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