Sepellire la morte
Lasciate la porta aperta:
entrerà più in fretta.
La finestra guarda un muro
con qualche ciuffo d'erba.
Il vecchio, immobile
nella stanza semibuia,
aspetta paziente.
Ha dimenticato la vita.
Evanescente anche il viso della sposa,
il respiro della campagna
tra il profumo di terra bagnata
e il fruscio delle foglie.
Salgono a lui
soltanto gli acri odori della cucina
e i figli imbronciati.
Scuotono la testa per quel vecchio
che non vuole lasciarli.
Venga pure la Signora,
il volto coperto dal mistero.
Non lo condurrà, forse,
alla sorgente della luce,
ma certo gli offrirà un po' di terra
ove seppellire la morte
di quegli anni senza alba.
Nel buio che non passa
Bambino senza giochi,
i compagni vorrebbero trascinarti
nella loro corsa,
ma tu ti fermi
ad esplorare la strada
per il passo che farai.
Ascolti il mare quieto e tempestoso.
Del cielo conosci la pioggia
minuta e scrosciante.
Ti soffermi ad accoglierla
per sentirti nel Creato.
All'ora di cena ti rannicchi
nel tuo mondo immaginario.
Prendi svogliato poco cibo dal piatto
e la mamma poi ti imbocca.
Neanche lei
potrà mai capire
il tuo sgomento
quando ti trovi solo
nel buio che non passa.
L ora dell'addio
Cade il'soldato
tra sibili e boati.
II sole del mattino
splende impietoso sulla sua agonia.
Vorrebbe conoscere e gridare
l'ora dell'addio.
"La pena si smorza
in un confuso bisbiglio.
Affonda nell'ultimo sogno.
Bambino, ruzzola sull'erba,
rincorre i compagni
e l'aquilone rosso.
Il capo reclinato sul piatto,
aspetta il babbo per addormentarsi
fra le sue braccia.
Tra poco il padre
lo chiamerà sottovoce per svegliarlo.
senza sussulti, dai prati dell'infanzia.
Gli dirà che la morte
ricompensa la vita.
Porta chiusa
Al di là della parete
geme qualcuno. Nessuno l'ascolta.
Il lamento si perde nella sera
scossa dal vento.
II vecchio muore, la televisione
accesa.
Viveva ormai nelle immagini riflesse.
Scorrono le notizie, gli astronauti
approdano sulla terra del cielo.
L'uomo ha conquistato le distanze,
ma non bussa alla porta del vicino.
Gomitoli di stracci
L'ubriaco ondeggia tra il marciapiede e la strada.
La mente gremita di pensieri fumosi.
Uomo mite, indifeso,
cerca nel bicchiere
il riflesso dei suoi sogni.
Divide la notte con un cane randagio
che chiede soltanto carezze.
Gomitoli di stracci
sulla panchina aggredita dal vento
che evoca antiche paure.
Una donna d'Oriente
Volevano portarsi via la tua immagine,
immagine rara di un paese lontano,
Scattano le tue braccia
per coprire il viso purulento,
macchiato di mosche.
Ritorni inerte, lo sguardo immobile,
Preghi Dio
perché colmi le tue mani di vento
disperdere gli impietosi insetti.
Nessuna volontà ti è rimasta,
solo quel gesto
per nascondere la devastata giovinezza.
Relegata ad un lembo del deserto
continui ad ascoltare
il placido silenzio dei defunti.
Randagi nella notte
Maledetto da chi proteggeva,
l’angelo custode
precipita su di una pietra
con le ali spezzate.
E’ l’ora dei passeri al nido
nella campagna ormai deserta.
Un cane randagio
Gli siede accanto, festoso.
S'avviano insieme
verso le luci del paese
alla ricerca di una casa
che ospiti la loro solitudine.
Il commiato
Lascia la casa,
un fagottino sotto il braccio,
ii rredere nella brevità dell'assenza.
Ma le lacrime, strette fra le ciglia,
segnano l'angoscia del commiato.
Osserva le compagne aggredite dal tempo,
recitano il rosario con tono sempre uguale,
(nessun cenno di saluto).
Si domanda se qualcuna, fra tante,
potrà sorridere al suo sorriso.
Compie l'ultimo percorso accudita
da sconosciuti esperti.
Mai saprà quando è vera
una loro carezza.
Arrivano i congiunti trafelati,
un pacco di biscotti il loro dono.
Riaffiorano alla mente
le lusinghe dell'infanzia:
giocava a diventare grande
per esprimere il suo pensiero
L'unico dialogo è ormai con Dio.
II monologo del barbone
La mia casa è in ogni angolo di strada
aperta all'evento delle stagioni.
I bambini mi sorridono.
Gli adulti mi lanciano un'occhiata
e qualche moneta.
Passi svelti e labili
entro il cerchio della vita
che ha il suo centro nella morte.
Lontano da ogni contesa
attingo alla sorgente dell'amore.
Le mie stagioni
Più non ammiro gli alberi fioriti
ma i rami spogli del rabbioso inverno.
Scaccia dai giardini
la lieta confusione
dei bimbi,
anche i giovani, percossi dal vento,
perdono la loro baldanza.
L'estate non mi appartiene.
La smagliante luce,
gli acuti odori
oscurano la mente.
Sono ormai lontana
dalle ardenti passioni,
dall'ansia di consumare l'ora
in frenetica allegria.
Amo l'autunno che vela il sole.
veste tenui colori
intonati alla mia malinconia.
Cammino incerta
sull'orlo del futuro
ricordando il passato.
Voli sempre più alti nell'azzurro.
le ginestre ravvivano la roccia,
m'abbandono al rinnovato inizio.
Sboccia il desiderio
di offrirmi al presente
nel prodigio di una rinascita che non conosce età.
II volo del
passerotto
Ad Adriana e Marina Ferrosi,
con fraterno affetto
Volo di tetto in tetto.
Mi fermo sui davanzali
a curiosare dalle finestre.
Uomini si aggirano fra futili pensieri
nessuno chiede il dono delle ali.
Il mio rifugio è un pino:
a volte il vento
sembra spezzare i rami,
strappare le mie piume.
Appena la natura s'acquieta,
saltello nei giardini alla ricerca
di poche briciole
o sfreccio nell'aria
cinguettando allegro.
Cosi prego il Creatore:
il mio canto possa offrire
lieta compagnia a chi mi ascolta.
La mia ombra
Sul viottolo di campagna
l'ombra specchiata nella luna
si alza per unirsi a me.
Voce sottile, parole sussurrate:
ti sei arenata in una baia
solitaria, le vele strappate
si arrendono al vento.
Riprenderemo il viaggio
sulla rotta del tempo
scandito da opposte vicende.
Andremo di paese in paese.
Conosceremo l'ira del mare
e l'immensa oscurità.
Il raduno delle stelle
e il trionfo del sole.
Ti riporterò i sogni dimenticati
e la frenesia dell'attesa.
L'attesa del giorno che verrà.
Sconosciuto passeggero
Si ferma il suo cuore ai rintocchi
di mezzanotte.
Fagotto di stracci fra i barboni,
taciturni compagni
nel freddo e nel sole.
Sfreccia l'ambulanza
nel primo mattino,
ma la corsa dell'uomo è già finita.
Era cominciata sul treno
che lo portava lontano
alla conquista di ambiti sogni.
Sepoltura frettolosa
i senza nome ne fiori.
Scompare la speranza di affacciarsi
dall'alto di un grattacielo, di abitare
la casa tra nuvole e monti.