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CLUB UNESCO DI GENOVA

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Iniziative Culturali Interattive
POETI LIGURI
Elio Andriuoli

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 CONTENUTI DELLA PAGINA:

LE PAROLE DIPINTE


Nisi perpetua, tamen diuturna.
Le parole dipinte sulla porta
della dimora patrizia un messaggio
augurale ci mandano. Chi scrisse
quella frase ebbe il senso dell'eterno
e dell'effimero, ma con lieve cuore
guardò alla sua avventura e non lo punse
l'angoscia delle ore e della morte.
Se non perpetua, almeno duratura.
Gioca ai dadi col tempo e con la sorte
quella voce e serena ci accompagna.
E' un'altra primavera. La campagna
è fiorita. Ondeggiano nel vento
in mezzo ai campi coccole risorte.
Lungi è fuggito il gelo dell'inverno
al vittorioso incedere di maggio.
Alto nel cielo raggia un nuovo sole.
Non è più chi pensò quelle parole
e in segreto dapprima se le disse,
forse a placare un avverso destino.
Caduta è l'ombra sopra il suo cammino,
n‚ più sa perché mai nel tempo visse.

La sua dimora, immota, ancora dura.

Elio Andriuoli

QUESTA CASA


Questa casa che s'apre alla carezza
di soli estivi e s'offre alle bufere
dei lunghi inverni è quella in cui passiamo
gli anni tardi. Il verde la circonda
col suo tenero abbraccio; ed è frescura
che ci rallieta. Non è lungi il mare.

In essa è dolce intendere il richiamo
di uccelli migratori ed ascoltare
la parola del tempo che ci sfiora.
E' questo il nostro regno, la dimora
che lungamente avevamo cercata
per trovare la pace e cancellare
ogni affanno e l'amaro della pena
che la messe dei giorni ci ha recata.
Qui si riposa l'anima e si schiara
innanzi di por fine alla partita
con le stagioni in un lampo volate.

Così del breve sogno della vita
cogliamo i frutti estremi e i miti albori
e un vago incanto di felicità
nell'ora che su noi lieve si fa.


Elio Andriuoli

GLI SPOSI ETRUSCHI


Abbracciati sull'urna ci sorridono
gli sposi etruschi. Vissero. Da lungi
ora guardano il mondo. L'apparenza
ripete arcane favole: l'azzurro
del cielo, i voli degli uccelli, il volgere
delle stagioni. Stanno. Ormai varcarono
la soglia delle ombre. Un lento sonno
scese sui loro cuori. Non parlategli
della trepida luce, non riditegli
del gioco delle nuvole. Potreste
turbarne l'ineffabile sapienza;
spezzereste l'incanto. Un'atra pena
li assalirebbe. Più non tornerebbero
come ora sereni. Una visione
antica li conduce. Essi la seguono:
lei più piccola, lui che la protegge.
Con calmo gesto guardano il futuro.

Tramonta il sole. Cadono sul muro,
in un barbaglio vivido, che accende
variopinti riflessi, le sue schegge.
L'attimo è fermo. L'universo attende.


Elio Andriuoli


LA BAMBINA DI MARMO

A Teresita Merello
8 aprile 1901 - 10 agosto 1910


La bambina di marmo porge fiori,
ritta nel mezzo della breve aiuola
del cimitero sestrese. (Morì
colei che quell'effigie rappresenta
a nove anni). Un po' stupita guarda
il prodigio dell'erba e delle foglie
che intorno le si schiude. Muta e assorta
in visioni remote, è come desta
al nuovo soffio della primavera.
E' un meriggio di giugno, sulla sera.
Si respira una dolce aria di festa.
La bambina è sorpresa. Ascolta appena
le voci dei visitatori. Il piede
chiuso in lievi scarpette pare accenni
ad un timido passo. La sua attesa
andò delusa; ma qualcosa forse
nel suo petto è rimasto delle ore
ridenti, dei suoi giochi. (Uno stupore
improvviso la colse. Un lungo sonno
la condusse lontano. Assunse il tempo
misteriose cadenze). Qualcheduno
dei fiori stretti dentro la sua mano
è caduto ai suoi piedi ed è rinato.
Fissa la bimba innanzi a sé, nel vuoto,
qualcosa che l'ammalia. Ella non ha
avvenire o passato. Ad uno ad uno
sfoglia i suoi giorni, ma ne ignora il senso.
Fuggirono veloci, n‚ più sa
dove mai ritrovarli. Al suo soffrire
un compenso non giunse. La sua strada
ha per sempre smarrita. Cerca invano,
tra labili parvenze, il dolce volto
di coloro che amò nel suo mattino.
Indietro non le è dato di tornare,
nel cerchio delle tenere apparenze.

Si perde dietro vaghe rispondenze
a volte il volo ignaro del destino.


Elio Andriuoli

LA TRIREME


In fondo al mare la trireme giace,
in un sogno d'acquario.
Da millenni,
su di un fianco riversa, ode il fruscio
della corrente che la sfalda, sparse
sulla rena le anfore del carico,
in mezzo ai resti dello scafo. Un giorno
l'aggredì la tempesta, nera, livida,
e un forte vento di libeccio. Un gioco
fu schiantarla e sommergerla. Nessuno
si salvò dei suoi uomini. Ora posa
tra un verde d'alghe e l'ondulato raggio
che filtra dalla superficie. Pallidi
pensieri l'attraversano e il ricordo,
sempre più fioco, delle corse dentro
gli spazi e la felicità del sole. Il porto
che l'attendeva s'è dissolto. Perso
s'è l'astro che indicò la rotta; e crescono
crostacei sulla chiglia, ove spezzati
giacciono i remi e l'albero che issò
la bianca vela.
Volti enigmatici
di pesci le sorridono. S'annulla
in un lene sopore, ignara d'ogni
volgere di stagioni. Uno sgomento
senza fine la tiene. Solo a volte
le pare un'eco udire che le giunga
dai regni della luce e le sussurri
parole senza peso, come un canto
di remote sirene. In esso ancora
la sua notte s'azzurra.


Elio Andriuoli

LA MEDUSA


La medusa sbattuta sopra il lido
dalla tempesta notturna ha sussulti
prima di arrendersi inerte alla morte.
Lei ch'era trasparenza, equoreo velo
fluttuante al ritmo dell'onda,
ora è squallida spoglia senza vita
intorno a cui s'adunano i ragazzi
a spiarne le malcerte forme,
curiosi della sua strana presenza.
Intanto, nate innumeri dal largo,
alla forza del vento che le imbianca
le sue creste di spuma accende il mare,
ove migliaia d'altre meduse vagano
simili a questa che la sorte ha scelta
perché morisse qui, sopra la rena.

Il suo volto nasconde il divenire
che ogni cosa trasforma e mai si stanca,
nella gioia e nella pena
del suo eterno fluire.


Elio Andriuoli

IL RESTO


Nell'abbaglio di quest'ardente cielo
che si rinnova, ascolto le parole
che tu mi dici, interrogo i tuoi occhi
per leggervi il riflesso del miraggio
che ti racchiude. Ingigantisce il sole,
rosso nel suo tramonto. Mi ripeti
tutti i pensieri di un’età felice
nel passato perduta; i suoi segreti,
la sua viva leggenda in cui ritrovo
la ricchezza di un tempo. Sul tuo volto
si fa lieve la sera. Un mite raggio
ti tocca con il suo dolce stupore;
tutta t'avviva dentro la sua gloria.
Il giorno che ci attende si confonde
con quello che già avemmo; ci ridona
le sue chiare promesse, le sue ore,
le sue tenere attese, le certezze
ferme per sempre dentro la memoria.
L'avvenire è nel sogno che lo crea.
Tu la mano distendi, nell'idea
che ti affascina, compi il sortilegio
dell'esistere; inventi ancora il pregio
di un nuovo istante; t'offri alla lusinga
di un'altra aurora: attendi che ti vinca
col suo tepore. Il resto non ha storia.


Elio Andriuoli

IN LETIZIA

A mia madre


Non in cupa tristezza ma in letizia
(me l'avevi insegnato) occorre vivere.
Per questo stamane ti ho cercata
in un raggio dorato del mattino.
E subito ti ho ritrovata, ironica e lieve
qual fosti, sebbene un po' imbiancata dal tempo.
Ritmava l'ora il suo gioco
di calde penombre
e mi ha aperto ancora alla speranza
la luce silenziosa del tuo sguardo
che mi parlava
dei colori del mondo e della gioia,
del sogno che vivemmo e che viviamo
giorno per giorno insieme.
L'eternità è nell'attimo: trovarsi
in esso è non morire. Così tutto
per noi ritorna e siamo sempre uniti
come all'alba degli anni.
Rinnovava l'attesa il suo stupore;
tesseva sempre l'ora la sua trama
di rideste, sottili rispondenze.
Ritrovavamo il senso della vita
che mai perde chi ama in questo innumere
cerchio delle apparenze:
la ricchezza infinita.


Elio Andriuoli

MOMENTO


Il riso di una Kore sulla piazza
di Soverato al fervere dell'ora
vespertina; il correre di un bimbo
su di una rossa bicicletta; il lento
incedere dei giovani che vanno
tenendosi per mano; la serena
dolcezza dentro gli occhi delle coppie
dei più anziani; il vanto delle madri
che conducono i figli nella quiete
serena del tramonto; il venditore
di palloncini colorati; il vortice
delle giostre instancabili; il richiamo
di lontane canzoni...
E' questo un giorno
di mezza estate che siam qui venuti
da chissà dove: certo risospinti
dalle trame del caso. Immense crescono
rosate nubi sopra il mare e il sole
le accende dei suoi ultimi bagliori.

Scampate dalle insidie di naufragi
e da canti maliosi di sirene
emerse dalle vie lievi dell'onde,
barche dipinte dormono sul lido.


Elio Andriuoli

MAREE


Di oscillanti maree la lenta voce
ora ritorna con il suo sussurro
a cantarci nel cuore. E come sale
dalla tenebra fitta, e come preme
leggendarie presenze d'alghe e scogli,
mentre lambisce gli incerti confini
dell'anima.
Svaniscono nell'ombra
i simulacri del passato. Vive
solo la nostra speranza e l'inganno
che la racchiude. Ma quanta bellezza
è in quella lotta che contrasta al tempo
la sua vittoria. Ormai lo so: non giova
ribellarsi al destino. Si smarrisce
dentro transiti ignoti la tua gioia,
si fa pallida attesa.
La ritrovi
più ardente il giorno che ti chiama un vento
alto di stelle (tu sei solo e assorto
nel tuo stupore) e ti trascina via.


Elio Andriuoli


Elio Andriuoli è nato il 13 febbraio 1932 a Genova, città in cui ha lungamente esercitato la sua attività di docente e dove tuttora vive. Condirige la rivista di Poesia ed Arte "Nuovo Contrappunto" e collabora a numerose altre riviste, tra le quali "Resine", "Issimo", "Il Cristallo", "Liguria", "Arte Stampa", "Vernice", "L'Agave". Presiede il Premio di poesia e narrativa "Il Golfo" di La Spezia e fa parte di altre Giurie.
Ha pubblicato le seguenti raccolte di versi: Il tuo volto si perde (Ed. Rebellato, Padova, 1961); La tromba d'oro (Ivi, 1971); La spirale dei giorni (Ed. Il Gerione, Abano Terme, 1973); Quartine (Ivi, 1975); Fughe nel tempo (Ed. Edinord, Bolzano, 1976); Equinozio (Ivi, 1979); Reperti (Ed. Sabatelli, Genova, 1984); Stagioni (Ed. Zappa, Sarzana, 1986); Maree (Edizioni di "Resine", Savona, 1990); La traccia nel labirinto (Edzioni di "Resine",Savona, 1991), Epifanie (Genesi Editrice, Torino, 1996).
Ha pubblicato inoltre due libri di saggistica: Venticinque poeti - Ricerche sulla poesia del Novecento in Liguria (Ed. Liguria, Sabatelli, Genova, 1987) e Dieci drammaturghi e quattro poeti-drammaturghi - Ricerche sul teatro del Novecento in Liguria (Ed. Liguria, Sabatelli, Savona, 1995). In collaborazione con Silvano Demarchi ha pubblicato un'antologia poetica dal titolo Gruppo Golfo '89 - Per una poesia come ispirazione (Ed. Forum/Quinta Generazione, Forlì, 1990).
Nel 1993, nel volume Storia della letteratura italiana (AA.VV.), pubblicato dall'Editore Guido Miano di Milano, è stato inserito un suo saggio su La poesia del secondo Novecento in Liguria. Nel 1994 è apparso, presso l'Editrice Genesi di Torino, un libro dal titolo Elio Andriuoli, Silvano Demarchi, Guido Zavanone - Tre poeti tradotti in tedesco da Joseph Maurer.
Un'antologia delle sue poesie intitolata Itinerari è stata pubblicata nel 1996, con prefazione di Bruno Rombi, dall'Editrice "Europa" di Craiova, con la versione romena a fronte di Stefan Damian, docente di quella Università.
Nel 1998 ha curato, per conto dell'Editrice "Genesi" di Torino, unitamente al Prof. Sandro Gros-Pietro, un'antologia per proposte e per testimonianze della poesia contemporanea dal titolo L'erbosa riva.
Nel 2002 è apparsa, con prefazione di Bruno Rombi, nella "Collection Jalons" (Les Presses Littéraires) Nouvelle Série, diretta da Jean-Paul Mestas, una scelta delle sue poesie, con testo italiano a fronte, tradotte in lingua francese da Monique Baccelli ed intitolata Per virtù di voce - Gràce à la voix.
Ha avuto numerosi riconoscimenti in Premi letterari a carattere nazionale.