ANCORA PER VOI
ai miei genitori
Tra Genova e Trieste come un grido.
Questo mare è più fondo, vi si muove
in superficie una raffica fresca
che segna righe e spruzza sulla vela.
Il pesce è raro, forse si nasconde
dove la terra è una buia memoria
avvolta di madrepore e barlumi.
L'altro mare è più chiaro, grandi sabbie
ne ricoprono il fondo e tu lo senti
navigando tra isole e paesi
bianchi come le rive di Venezia:
poi si avventa la bora e lo fa nero
simulando l'abisso che vi manca.
L'Adriatico era il vostro e ne avevate
quei segnali più lievi un po' nel volto
e certe increspature di burrasca.
Vi somigliavo, prima, e già nel nome
m'obbligavo a tenermi poi fedele.
Ma l'abisso m'incalza, tali masse
si rivolgono al largo della costa
anche di notte in acqua. Qui dormiamo
su quest'orlo che ride la mattina
nel pettine dei monti. Voi che siete
esanimi su un salto di collina
non chiedete di scegliere tra i mari.
Procedo sopra il filo non sapendo
se temere o gioire: tu ricordi
come finì Didone per quel taglio
pietoso e crudelissimo. Nel punto
che tutto inclina a una quieta saggezza
di dolce panorama alla finestra
e domestici segni, proprio ora
mi ritornano i versi dei poemi
e quei lontani eroi fatti di guerra
che non volevo amare. Mi circonda
il loro suono, la pietà dell'ombra
che stesero tra noi. Ecco che il viaggio
passa ogni giorno qua e là dalla sponda
tra i vivi e i morti. Non ho più paura
se non quel poco che salva il respiro'
dal volo del traguardo. A volte ancora
m'incanto della carne e del pallore
di rosa che la fa credere eterna.
LA CASA DI PIEVE
Parlare della morte, a voi che siete
la mia estrema imprudenza: ma a quel tempo
servivo la natura. E non ha senso
che cosa farei ora. Ormai vi amo
e avete tutto della vita, il sole
che fiancheggia la strada tutto l'anno
e nel settembre brucia in pieno fresco.
E morta una compagna, ieri l'altro
a quest'ora parlava nella quiete
della casa di Pieve. Voi sapete
che siete sopra l'isola, nessuno
vi porterà soccorso. Non guardate
neppure verso noi, ci tenevamo
aggrappati ai pilastri della chiesa
mentre tutto girava. Per Natale
vi portammo regali simulando
nei nostri gesti un tramite divino.
Non chiederete più la mano aperta
sul capo nelle febbri o sul costato
sottile e lievitante. Ma vi amiamo.
Se vi basti, non so. Stanotte il buio
è freddo e profondissimo, quel corpo
fatto per sempre cosa in cimitero.
Però ci amiamo, non so se vi basta
per vincere il terrore. Non scordate
questo giorno tremendo. Rifiutate
di scordare frugando tra gli oggetti
fino all'ora potente. Avete avuto
proprio da noi la morte, da un abbraccio
di un'altra notte, e prima noi la vita
da un altro amore, imperfetti, finiti.
Ora non piango più, voi mi credete
se vi dico di sì, basta. Alleluja.
QUELL'ESTATE
Pioveva sottilmente quell'estate
su un mare luminoso. La tristezza
era splendida e piena. Passavamo
tra gli eventi importanti: tu arrivavi
e finiva la scuola, sterminati
gli spazi tutto intorno. Nei convegni
sulla scarpata della ferrovia
noi parlammo di tutto, mai più dopo
tentammo il mondo più scopertamente
e fummo tanto amici. Sulla spiaggia
le ragazze segnavano dei cerchi
vicino alla risacca, forse un gioco
di simboli amorosi, noi stavamo
volentieri raccolti dentro il grembo
ricostruendo il mondo: quell'estate
scoprimmo la parola. Nel paese
dall'impasto di terra gli artigiani
fingevano, di notte, vasi, uccelli
e paesaggi violetti. Qualche volta
incontravo mio padre sulla strada
che costeggiava il mare; era un uomo
intento al suo lavoro. Come, ora
in quest'umido agosto cittadino
sembro forse a mio figlio. Invece trema
la lancetta del Nord, mi sono perso
più dell'adolescente. Non pensare
che sia sicuro perché resto fermo:
quando stavo fidando della vita
tra le belle creature si è mostrata
per intero la morte. Come il cane
ho sospeso i miei moti, dentro il bosco.
Così stando nel buio mi ripeto
di quell'estate lunga le parole
fatte sotto la pioggia integre ancora
amici tempo tu padre lavoro
acqua morte dolcezza spazio amore.
RAGAZZO
Al ragazzo di allora - è notte, ho freddo -
con dolcezza domando: che delitto
ti impedì da principio almeno un poco
di amare anche tè stesso? Mi risponde:
"uscivo la mattina tra gli odori
del vento e la grandezza dei colori
per perdermi così. Cercavo i mondi
della nuova avventura, non potevo
contentarmi di me". Nel buio resto
umilmente a pensare. La superbia
ti perdono, ragazzo, e infine t'amo.
IL MARE
Un riflesso sul vetro, in fondo, arancio
di punti in movimento: il mare, il mare
come i greci gridarono alla vista.
E ricordo ogni cosa; anch'io son stato
perfettamente solo e totalmente
misero e spoglio, immobile, diritto
sulla cima del molo con le punte
a filo della pietra, ed ero in mare
una cosa col vento tramontana
e muovevo e scurivo e mi schiarivo
con il sole negli occhi ma sapevo
che esaltarmi è peccato, che all'ebbrezza
segue secca percossa sulle reni
e l'uomo è nulla, passato il momento
ritorna nulla per poi riprovare
e conosce l'abisso, cupe piogge,
le calde estati che l'alga marcisce.
Tutto questo sentivo, ed ero il mare.
NOVEMBRE
Una ringhiera e le foglie di rosa
fanno ombra sul muro della casa
il quattro di novembre. Forse l'ombra
è l'essenza di tutto. Del mio corpo
disegna una figura un po' più grande
della foglia sul ramo, ma ugualmente
perfetta e moritura. Con l'inverno
o qualche altra lievissima cosa.
Il faro.
TI grande mare qui batte e finisce
rivelando il suo bianco. Qui si scopre
la durezza del mondo, sullo scoglio
dell'isola dei cinque continenti
sulla quale perdemmo la memoria
di quella prima patria fra le onde.
Non posso camminare sulle acque
e la sera risalgo verso terra
sapendo che non basta la parola
con cui ti parlo, per quanto sia grande
e nobile l'impresa di elevare
la nostra voce sopra di noi stessi.
Anch'essa ha un suo confine e tutto soffre
di limiti a ogni lato. Non mi basti
neppure tu, 1o sai, sembra bestemmia
ma tu non credi che abbia mentito
quando dissi l'opposto e ti stringevo
quelle sere d'inverno trasparenti
del nostro desiderio. L'ho compreso
nel tempo stesso che tu lo capivi
quando i silenzi divennero lunghi
e molto ci amavamo. Qui a vicenda
non possiamo mentirci e siamo fieri
d'aver diviso splendore di giorni
e umanissime angustie. Tradiresti
se mi dicessi che basta la vita
più che se mi tradissi, anch'io comprendo
che il nostro vicendevole abbandono
vuole la verità. Forse nei mari
la sorte era diversa, qui gridiamo
più forte dei gabbiani mentre stacca
la mano dalla mano, che di sera
mi prendeva nel flusso delle vene.
Il Camoscio
Chi sa se sogna il camoscio stanotte
come anch'io sto per fare oppure pensa
nel buio della tana mentre fuori
è la notte d'agosto delle stelle
riflesse nel silenzio del suo occhio
che piovono gli splendidi frammenti
e ritornano fredde. Qui tra poco
verrà la neve e sarà poi Natale
quando di nuovo guarderà nel cielo
il mio amico animale solo e assorto
per cui nessuno è sceso in terra e morto.
Adriano Sansa, nato a Pola nel 1940, sposato con
due figli, magistrato, sindaco di Genova dal '93 al '97. Ha pubblicato
le prime poesie su 'Persona' e nel volumetto Vigilia, Savona, Sabatelli
Editore 1967, con prefazione di Angelo Barile. Del 1977 è
la raccolta La casa a S.Ilario, Resine-Sabatelli editore, Savona,
prefazione di Adriano Guerrini. Del 1982 Notti di Guardia, Ed. di
Resine, Sabatelli, Savona. Quindi Dimore, del 1993, Ibiskos, Empoli.
Ai giudici Falcone e Borsellino è dedicato il poemetto Onore
di pianti. Genova, Marietti 1993 ; nel 1995 Scheiwiller pubblica
la raccolta antologica Affetti e indignazione, prefazione di Silvio
Riolfo. Arrigo Bugiani ha stampato due libretti di Ma l'aria con
sue liriche. Tre poesie sono in una delle plaquettes di Fabrizio
Mugnaini.
Sansa ha pubblicato negli ultimi vent'anni sue liriche su Resine,
quaderni liguri di cultura, della quale è attualmente condirettore,
e su diverse altre riviste. Due volumi ( La Repubblica diseguale.
Ed Paoline, Milano 1981 e La memoria e la speranza, Marietti, Genova,
1990) raccolgono un'ampia scelta degli articoli comparsi su Famiglia
Cristiana tra il 1974 e il 1990. Ha pubblicato scritti su temi di
diritto minorile e ambientale, nonché articoli e voci per
il dizionario del diritto e dell'economia e l'Enciclopedia Europea
della Garzanti.