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21 Marzo 2003

Giornata Mondiale della Poesia UNESCO

di Vera Felolo

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La Poesia

 

 

Porta Aperta al Dialogo

e

alla Comprensione tra i Popoli

 

Palazzo Spinola dei Marmi

Piazza fontane Marose 2 "Genova"

Presso il

"Banco di Sardegna"

Venerdi 21 marzo 2003 in occasione della “Giornata Mondiale della Poesia UNESCO” il Club Unesco di Genova ha organizzato presso il Banco di Sardegna Palazzo Spinola dei Marmi l’incontro “La Poesia Oggi: lettura di testi poetici”, con la partecipazione dei poeti Elio Andriuoli, Domenico Camera, Lilia Cusin, Margherita Faustini, Luigi Fenga, Rosa Elisa Giangoia, Bruno Rombi, Guido Zavanone.
Il Club Unesco di Genova ha così accolto l’invito del Direttore Generale dell’Unesco, Koichiro Matsuura, alla promozione durevole della poesia, elemento permanente della costruzione della vita sociale, messaggera particolarmente autentica di una cultura, testimone di una storia, porta aperta al dialogo e alla comprensione tra i popoli. In un momento in cui il mondo vive una drammatica situazione che mette in gioco i valori più profondi della pace, l’iniziativa del Club Unesco di Genova si inserisce nell’impegno dei Club e Centri Unesco italiani, in associazione ideale con tutti i Club e Centri UNESCO nel mondo, di continuare a operare in tutte la forme possibili, coerentemente con le richieste che vengono dal proprio territorio, perché il messaggio della pace sia difeso e si faccia realtà in tutti i paesi, unendo popoli e individui al di sopra di tutti i confini. A tal fine tutti i Club UNESCO italiani hanno sottoscritto il “Manifesto 2000 – Per una cultura della pace e della non violenza” formulato da cinque ‘Premi Nobel per la Pace’ in occasione dell’Anno internazionale della cultura della pace, il 2000, trasmesso al mondo dall’UNESCO in apertura del “Decennio Internazionale per la promozione di una cultura della non violenza e della pace per i bambini del mondo – 2001 – 2010”.

I poeti presenti all’incontro possono essere inseriti nella pur discussa Linea Ligustica, cui possono inserirsi, fra gli altri, Montale, Caproni, Sbarbaro. Contrassegno di tale linea è da un lato l’urgenza morale, dall’altro l’essenzialità della forma e l’asciuttezza dell’espressione. All’ansia metafisica, anche se di un Dio magari in negativo, si accompagna la stringatezza della forma e nessuna concessione a orpelli e sentimentalismi. Il poeta osserva i punti essenziali della vita, la condizione umana esistenziale e storica nello scenario sconvolto di una civiltà in crisi. Gli eventi da lui narrati sono simboli e metafore della condizione umana.
Ecco così che la Pace e la Guerra, ai primi giorni dei bombardamenti su Bagdad, divengono il tema dominante dell’incontro, irrompendo nel teatro della realtà con quel Don Chischotte la cui ‘agile fantasia ad ogni passo nuovi mostri inventa’, poiché, dice il poeta, ‘l’oro nero appare in cima ad ogni suo pensiero’ (Zavanone). In un contesto in cui il dolore ‘mare senza acqua in cui siamo sempre pronti a cadere’ (Camera), la fame, la guerra, la mitraglia fortemente rivendicano il loro agghiacciante spazio, dobbiamo concordare con Eraclito, secondo cui il creatore del mondo è Polemos, la Guerra? Non è forse che ‘a causa della sua potenza gli uomini cercano sempre la Pace’, ‘bella donna bugiarda’(Fenga)?
Eppure non può essere andato perduto quel concetto di Pace sorto con il Cristianesimo e affermatosi nella poesia all’inizio del Novecento con Ungaretti. E’ vero che sotto il ‘cielo sereno e vuoto in cui svapora il mondo’ (Zavanone) la vita sembra al poeta ‘una certezza dubbia’, il vivere onesto un ‘continuo donarsi per niente’(Rombi). Tuttavia proprio le guerre che hanno dilaniato il nostro paese nel secolo scorso, guerre i cui lutti il poeta allora fanciullo già piangeva (Liliana Cusin), dovrebbero ricordarci che ‘la sofferenza dell’uomo sopraffatto dall’uomo è stata conquista della Pace per la ricchezza di tutti’ (Giangoia). Se dunque questa ricchezza rischia di essere oggi sperperata, è perché in questo mezzo secolo vi è stato un progresso meramente tecnologico: la vera evoluzione, quella spirituale, non c’è stata. Solo se lo ammettiamo possiamo dare vita ad un mondo migliore iniziando proprio da noi. Dice il poeta: fino ad oggi ‘l’uomo ha conquistato le distanze ma non ha bussato alla porta dell’amico’(Faustini).

Le tematiche affrontate nell’incontro dimostrano come oggi la poesia abbia ancora una funzione: in un mondo mercificato la poesia è quella forma e attività dello spirito che si oppone al trionfo dell’inautentico, è un cammino verso la verità attraverso la parola, dà una visione non effimera dell’uomo.

Vera Felolo

 



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