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Stonehenge
E’ stato definito archeoastronomia lo studio delle conoscenze
astronomiche dei popoli antichi a cui sono paragonate le conoscenze astronomiche
degli attuali popoli primitivi. Questo studio ha come oggetto l’orientamento
e le funzioni astronomico-calendariali di monumenti preistorici, protostorici,
di epoca storica e medievali. Per questo motivo oggi si preferisce distinguere
una paleoarcheoastronomia, dall’oggetto più antico, da un,archeoastronomia,
dall’oggetto più recente, oppure riferirsi ad una generale etnoastronomia.
Le osservazioni che sono state definite di archeoastronomia sono iniziate quasi
trecento anno fa. E’ infatti nel 1720 che John Tolan scrive di un tempio
delle Isole Ebridi, collocato astronomicamente. E’ invece del 1740 la
prima completa annotazione archeoastronomica conosciuta, fatta dal reverendo
William Stukeley su Stonehenge. Nel secolo successivo fecero osservazioni archeoastronomiche
soprattutto Godfrey Higgins ed Algernon Herbert, professore all’Università
di Oxford, che fu il primo ad usare il termine “ megalite “, dal
greco “ mega “ ( grande ) e “ litos “ ( pietra ). Importanti
furono poi le ricerche di James Fergusson che nel 1872 pubblicò “
Monumenti in pietra grezza di tutti i paesi “.
All’inizio del 1900 si occuparono ancora di archeoastronomia Lockyer e
Penrose. Più tardi Alfred Watkins e l’ammiraglio H. Boyle Somerville,
un esperto archeoastronomo. Un vero boom delle ricerche cominciò però
solo alla fine degli anni cinquanta nei paesi dove vi era abbondanza di grandi
monumenti facilmente osservabili e seguendo nuove metodologie. E da questi paesi,
Inghilterra, Francia e Germania, gli archeoastronomi andarono a studiare i grandi
complessi astronomico-megalitici di altri continenti. Il dott. Lothar Wanke
di Graz, che ha visitato i paesi di diversi continenti facendo centinaia di
rilevamenti, ha concluso che le costruzioni megalitiche si trovano in quasi
tutto il mondo e che molte di esse sono orientate. Ha inoltre osservato che
le tradizioni religiose permangono per migliaia di anni e che i luoghi megalitici
di culto si possono paragonare alle nostre chiese che hanno l’altare rivolto
verso Est; che le tombe megalitiche hanno l’ingresso tendenzialmente rivolto
verso l’alba del solstizio d’inverno ; che alcune tombe sono però
orientate verso il tramonto del solstizio d’inverno; che la direzione
dal fondo della costruzione attraverso l’ingresso verso un punto dell’orizzonte
deve essere considerata un allineamento e che la Francia, con le sue 4000 o
5000 tombe megalitiche è uno dei più antichi centri di questa
cultura megalitica. Alexander Thom, già dell’Università
di Oxford, accertò l’esistenza di una cultura neolitica in Europa
precedente le prime culture storiche note e gli esami fatti con il carbonio
14 su numerosi reperti confermerebbero questa tesi. Il passaggio dallo studio
di orientamenti di monumenti preistorici, derivanti da esigenze religiose, alla
fase successiva, in cui complesse strutture megalitiche dimostrano funzioni
più complesse, prova l’esistenza di una cultura astronomica e geometrica.
Oggi è certo che la cultura tecnica e scientifica, matematica ed astronomica
di civiltà storiche in aree culturali diverse presenta, dagli inizi,
una complessità che presuppone l’esistenza di un periodo di sviluppo
precedente la fase storica e con radici in epoca preistorica, risalente anche
al Neolitico. Nel Neolitico prese avvio la pratica dell’agricoltura, che
produsse notevoli mutamenti tecnologici, mutamenti che hanno avuto un ruolo
importante in attività che si possono definire di ingegneria civile a
fini agricoli. Si trattava di impiantare dei sistemi per definire più
esattamente l’avvicendarsi delle stagioni. L’astronomia megalitica
è infatti fondata sull’idea che alcuni dei monumenti siano stati
realizzati in seguito all’osservazione di uno o più corpi celesti
e numerose evidenze confermano che moltissimi reperti e siti megalitici sono
stati utilizzati in funzione di fenomeni astronomici durante un lunghissimo
periodo di tempo : dal Neolitico all’Età del Bronzo. Le più
semplici strutture preistoriche utilizzate quali elementari indicatori di direzione
verso corpi celesti includono singoli menhir, lunghe pietre ritte, o grandi
pietre su cui a volte sono tracciate una o più linee di riferimento per
individuare posizioni del sorgere o tramontare di un astro, utilizzando spesso
a questo scopo prominenze naturali come la cima di un monte. Nelle zone di grande
tradizione megalitica, dalle isole britanniche alla Mesoamerica, da Malta all’India,
strutture più complesse vanno dagli allineamenti e dai circhi di menhir
a piramidi singole o in gruppo, a veri e propri templi e palazzi dalle proporzioni
grandiose.
Le conoscenze astronomiche e l’impiego di osservatori subirono probabilmente
un arresto alla fine dell’Età del Bronzo, quando dei profondi cambiamenti
climatici causarono un aumento della piovosità. La difficoltà
delle osservazioni astronomiche, causata da condizioni meteorologiche quasi
sempre perturbate, fece declinare la cosiddetta astronomia megalitica nella
parte settentrionale del nostro emisfero. Nel nord dell’Inghilterra alcuni
complessi megalitici furono coperti dall’acqua di stagni e sono stati
scoperti estraendo torba. L’astronomia progredì in Mesopotamia
ed in Egitto fornendo preziose conoscenze per le strabilianti scoperte degli
astronomi greci che erano però abituati a plurigenerazionali osservazioni,
retaggio di un’attenzione per i fenomeni celesti che emerge nei poemi
epici, trascrizione di pluricentenarie tradizioni poetiche orali. Per contro
Giulio Cesare giudicò i druidi, i sacerdoti celti, ottimi conoscitori
dell’astronomia. Attualmente due grandi nomi dell’archeoastronomia
mondiale sono il Professor Michael Hoskin, già dell’Università
di Cambridge, che nel 2001 ha pubblicato uno studio su 3000 monumenti megalitici
della parte occidentale del mediterraneo ed il Professor Clive Ruggles, titolare
della cattedra di archeoastronomia all’Università di Leicester
e presidente di associazioni archeo astronomiche a livello europeo e mondiale.
Entrambi hanno partecipato a convegni di archeoastronomia organizzati nel 2002
in Liguria dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri.
In Italia hanno pubblicato opere di archeoastronomia il professor Edoardo Proverbio
dell’Università di Cagliari, il Professor Giuliano Romano dell’Università
di Padova, il Dottor Adriano Gaspani dell’Osservatorio Asronomico di Brera
ed il Professor Guido Cossard di Aosta.
A Genova si è costituita nel 1977 l’Associazione Ligure per lo
Sviluppo degli Studi di Archeoastronomia che organizza un seminario annuale
con pubblicazione degli atti e recentemente due ricercatori si sono riuniti
sotto il nome di Archeoastronomia Ligusica.
LUIGI FELOLO è nato a Genova nel 1935. Ha seguito studi economico amministrativi
ed in tale campo ha lavorato per 36 anni, di cui gli ultimi 20 specializzato
nella finanza internazionale.
Da sempre interessato alla geografia ed alla storia medievale si è successivamente
occupato di climatologia storica, preistoria, archeologia e archeoastronomia.
Ha svolto attività didattica per il Club Alpino Italiano, la Regione
Liguria e l’IRSSAE. Ha tenuto conferenze per l’Istituto Internazionale
di Studi Liguri, il Club Alpino Italiano, l’Università Popolare
Sestrese, Circoli di Circoscrizione ed associazioni. Ha partecipato a seminari
e congressi. E’ autore di numerosi articoli su riviste culturali fra cui
la Rivista Mensile del Club Alpino Italiano, la Casana della Carige e Cuneo
Provincia Granda. Suoi articoli sono stati citati su libri e da relatori in
congressi. E’ stato tra i fondatori e vice presidente del Comitato Scientifico
Ligure Piemontese Valdostano del Club Alpino Italiano. E’ stato fra i
fondatori e presidente dell’Associazone Ligure per lo Sviluppo degli Studi
di Archeoastronomia.
L'autore
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